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Articolo apparso su "Dagospia"

 

MI SON FATTA I “FATTI VOSTRI”!
LE CONFESSIONI EROTICHE DI UNA TROP-MODEL
(Giulia Focardi) 

Sfiniti dall’afa sotto l’ombrellone, aspettavamo il libro-scandalo del’estate e naturalmente, come ogni anno, è arrivato sugli scaffali delle librerie. Ma pochissimi se ne sono accorti. Intanto perché è pubblicato da una piccola casa editrice, “Pizzo Nero”/Borelli, specializzata in “romanzi erotici per le donne scritti dalle donne”. Secondo: l’autrice di “Trop Model”, la giornalista dell’Espresso Eugenia Romanelli, narra la storia realmente accaduta di un personaggio che ha avuto il suo quarto d’ora di celebrità lo scorso anno. 
Il suo nome è Giulia Focardi e fu scoperta da Barbara Palombelli quando teneva la posta di “Repubblica”. Lettera dopo lettera, Giulia glorificava, in mondo di anoressiche inscheletrite, la gloria della carne, il delirio per la ciccia, l’apoteosi per l’extra-large. E lo metteva giù in modo finalmente spassoso e orgoglioso. Dalla posta al video, il passo fu breve. 

Il romanzo racconta appunto le avventure erotiche di cento chili di Giulia nel mondo dei lustrini. Tutti vogliono scoparsela e lei si diverte, si sente accettata e gode come una matta nel vedere lo stilista famoso, il celebre presentatore, l’attore gallonato, l’editor di una seriosa casa editrice in preda al delirio del sesso. Il capitolo che vi proponiamo vede Giulia ospite di una popolare trasmissione del mattino di Rai2 e il personaggio dello scopator cortese è fin troppo riconoscibile. Quindi, niente aiutino…. 
BIRICCHINI

 


Dal libro “Trop Model” di Eugenia Romanelli, Pizzo Nero editore
La lettera era stata pubblicata su “La Repubblica” da Barbara Palombelli e aveva suscitato grande interesse in tutto l’ambiente mediatico. Giulia si era raccontata in modo originale e intenso e molte redazioni l’avevano cercata per intervistarla.
Quella mattina arrivò una telefonata particolarmente gentile, invitante. Non era la solita segretaria col tono sbrigativo e imperioso ma una voce attenta e presente. Si chiamava Valentina, era la redattrice di una trasmissione mattutina molto seguita, e anche una scrittrice di successo. Chiese a Giulia se la lettera pubblicata sul quotidiano era farina del suo sacco, o se piuttosto non fosse una fiction giornalistica, una piccola trappola studiata a tavolino per raggiungere i lettori nel modo più suggestivo possibile.

“No. No -rispose Giulia- sono appunti tra i tanti che scrivo quando mi sento sola o quando sogno di diventare una scrittrice famosa”. Poi Valentina arrivò al punto invitandola a Roma, alla trasmissione. Giulia non sapeva cosa dire, era stata tempestata di telefonate durante tutta la settimana, era confusa. Aveva già un appuntamento per un’intervista per il periodico “Visto”, e di lì a poco sarebbe stata catapultata nei salotti del “Maurizio Costanzo Show”, “Sex and the city”, “Domenica in”. Perché no, pensò, dopotutto parlare in tv sarebbe stata un’esperienza da ricordare.
L’autista della RAI la andò a prendere alla stazione molto presto. La trasmissione era in diretta e Giulia doveva essere truccata e pettinata in tempo. All’agenzia fiorentina dove era andata a ritirare il biglietto prepagato le avevano detto che avrebbe potuto portare con se una persona. Giulia aveva invitato la sua amica Antonella, una fotografa, che da tempo voleva andare a vedere la mostra di Renoir a Roma. Arrivarono a viale Mazzini un po’ stanche ma curiose da morire su quale sarebbe stata la loro giornata. Valentina le andò a prendere all’ingresso, dopo l’estenuante trafila per ottenere i pass di accesso. Era una bella donna sulla quarantina, per niente logorata dalle frenesie dell’azienda, calma, dolce.

Era stata lei a proporre il caso di Giulia alla redazione, ci si era forse un po’ ostinata. Accompagnò Giulia e Antonella al camerino dove un esercito di impennellatori attendevano impazienti di trasformare Giulia secondo gli ordini del regista. Giulia consegnò alla redazione le foto di quando era bambina e quelle di quando sfilava, insieme alle pagine più significative del suo diario intimo. Tutto come le era stato richiesto: era lì per raccontare la sua storia di donna grassa.
Riuscì a rilassarsi completamente nelle mani dei truccatori e del parrucchiere e ad occhi chiusi sognava di essere una grande diva. Valentina era sempre con lei, non la lasciava sola mai, le parlava, le faceva raccontare un po’ di tutto e le diceva che in diretta sarebbe andata nello stesso modo, un bel racconto sincero. Ad un certo punto qualcuno bussò alla porta, gli estetisti andarono ad aprire ma non c’era nessuno.

“Deve essere quel mattacchione di Max -fece Valentina- ogni volta lo stesso scherzetto”. Giulia si meravigliò, non riusciva a immaginare Max come un giocherellone. In televisione le era sempre sembrato un po’ lesso anche se tanto bello, con quei ricci a penzoloni. Poco dopo Max entrò con fare sorridente e amichevole. Era appena arrivato, vestito casual, non ancora truccato. Salutò Valentina e gli altri e strinse la mano a Giulia forte quasi a portargliela via. Lei si accorse che l’aveva guardata davvero e le piacque molto quella presenza così vivace e allegra. Si immaginava i presentatori tutti uguali, vacui, che guardano e non vedono, come quelli che avrebbe conosciuto in seguito. Poi pensò a come era vestita: fuseaux neri con calze nere di pizzo, mocassini neri, un top nero con una camicia trasparente nera con i bottoni dorati. Si piaceva. E si chiedeva se anche Max, come tutti gli uomini che la stavano preparando, si era furtivamente infilato nel suo scollo a guardarla.
Senza bussare entrò prepotente un ragazzetto brutto e basso, giovane. Era l’autore della trasmissione. Disse a tutti di sbrigarsi e con tono autoritario chiamò fuori dalla stanza Valentina. Quando Giulia e Antonella salirono al piano superiore lasciando i camerini, trovarono ancora il ragazzetto che si dava da fare comandando tutti a bacchetta. Si rivolse bruscamente a Giulia e le disse che dovevano parlare insieme per le prove dialoghi. Aveva una cartellina coi sui dati e le sue foto e un plico di domande dove erano già scritte le risposte. Giulia trasalì.
Cominciarono a parlare, lui leggeva monotono le domande e si spazientiva ad ogni risposta di Giulia. “Sei troppo complessa, non devi usare tutti questi concetti. Devi semplicemente dire che sei bulimia che fa più audience e facciamo prima. Devi descrivere quanta roba riesci a mangiare, che poi vomiti, che piangi e che fai sempre diete massacranti, hai capito? E poi chiuditi la camicia, non puoi andare in diretta con questo scollo, ricordati che a quest’ora ci guardano nonne e ragazzini”.

Giulia era allibita, non era bulimia e non piangeva per niente. Voleva raccontare tutto il contrario, di quant’era stato bello scoprire che si può essere felici di ciò che si è. Iniziò ad ansimare, il tempo passava e mancavano pochi minuti all’inizio della puntata. Non c’era tempo per spiegare. Antonella la guardava, avrebbe voluto spaccare la faccia a quel nano arrogante. “vorà dire che mi imparerò a memoria il vostro copione”, fece Giulia alzando il tono della voce. L’ometto se ne andò via voltandole le spalle. Giulia fece cenno ad Antonella, aveva deciso di andarsene.
Valentina, che aveva attentamente seguito la scena la raggiunse in corridoio: “Giulia – fece con tono pacato ma fermo – non rovinare tutto. In trasmissione parlerai con Max, non con l’autore. Max è bravo, sa improvvisare, non ha bisogno di leggere sempre sul gobbo. Tu parla come sai e come piace a te, vai a braccio. Lui saprà seguirti e sarà un successo”. Giulia si sentì strattonare, era l’assistente che la portava in studio. La scenografia la conosceva, l’aveva vista tante volte alla tv.

Le dissero quale sarebbe stato il suo posto, che sarebbe entrata al secondo quarto d’ora di trasmissione perché prima di lei c’era un altro ospite. Giulia cominciò a sudare spaventata di fronte a tutte le telecamere, alla quantità di tecnici affrettatissimi che gridavano e si sbracciavano ognuno dietro alla sua idea. In piedi con un nugolo di truccatori intorno c’erano anche Rita Dalla Chiesa, Toto Cutugno e Stefania Orlando, ospiti della mattinata.

Giulia fece dietrofront, sicura di andarsene, mentre Antonella cerava di fermarla. Valentina prese Max da una parte e gli disse qualcosa in modo convulso mentre il truccatore di fiducia gli stava spolverando la giacca e un garzone gli portava un caffè caldo in un bicchiere di carta. Max si girò di scatto e in un battibaleno raggiunse Giulia. “Non devi aver paura – le disse – ci sarò io lì con te. Mi piaci e non abbiamo bisogno di tante istruzioni per capirci. Tu raccontami chi sei, e guardami negli occhi. Saprò farmi capire se qualcosa non dovesse andare bene”.
Antonella era rimasta impalata col fiato trattenuto, come per non spostare niente di quella magica nuova serenità che pareva raggiungere Giulia d’improvviso. Giulia guardò le mani grandi di Max e gli sorrise vezzosa, poi disse: “D’accordo, con te mi sento bene, mi fido”. Lui le porse il caffè che aveva in mano e lei lo bevve allegra.
“Meno cinque”, gridarono dallo studio. Max afferrò Giulia e l’abbracciò stretta. Poi si precipitò dal tecnico per dirgli qualcosa. Lei rimase come una pera cotta in mezzo alle telecamere, grata di quello slancio, un po’ ibarazzata. Poi Max tornò e la portò via correndo nel suo camerino. Giulia pensava di aver dimenticato qualcosa, che lui volesse spiegarle ancora meglio.
Invece le slacciò la camicetta che i registi le avevano serrato fino al collo e cominciò a baciarle le guance, il collo, sugli occhi, intorno alla bocca. Giulia era senza parole e rideva. Le piaceva un sacco la dolcezza con cui la teneva tra le mani e anche il divertimento pazzo che sembrava assalirlo. Poi, non sapendo che fare, disse che l’autore le aveva ordinato di tenere chiusa la camicia. “Non siamo ancora in onda, no?”, fece lui.

Allora Giulia gli disse che aveva fame, tanto per interromperlo un momento, per avere tempo per capire. Max quasi non la guardò e continuando a sorridere gioioso uscì. Tornò un attimo dopo con alcune barrette di cioccolata confezionata, scusandosi per aver trovato solo quello. “Ma che fai, Giulia – fece vedendola scartare la confezione – adesso non abbiamo il tempo di mangiarla, comincia la diretta”.
“Meno tre”, gridarono ancora dalla sala. Nessuno si era accorto della loro assenza, tutti erano impegnati e concentrati nel loro ruolo. Giulia mise in bocca la cioccolata e lui ne rincorse un angolino, prima che fosse sommerso dalle labbra rosse e carnose di lei. Si leccarono e si baciarono con spasso mentre lui la massaggiava dappertutto scorrendole addosso come su uno scivolo. Giulia si appoggiò al lavandino del piccolo bagno del camerino e scherzò con Max sulla tenuta del cemento. “Reggerà?”, disse, e giù tutti e due a ridere.

“Meno due”, forte dalla regia. Giulia era eccitatissima, lo sentiva aggrapparsi ai suoi seni con furia e forza, appassionato. E godette ancora vestita. Poi gli aprì la camicia e i pantaloni, lo voleva tantissimo, ancora. Lei le si infilò dentro sorridendo e spinse più su che poteva, verso il cuore. Fu un attimo.
“Le mie guance floride s’imporporarono di colpo quando chiuse a chiave deciso la porta del suo camerino. Dopo essersi tolto la giacca, la cravatta e la camicia rimase a torso nudo, liscio, senza peli. Come assaporandomi mi dava lievi, piccoli baci sul collo. Nel frattempo con la mano destra apriva i bottoni della mia camicia di seta nera. Lo discostai da me per poter guardare le sue mani magre e abbronzate poggiate sui miei seni racchiusi a fatica nel reggiseno.
Strusciava e ristrusciava i miei capezzoli agguerriti che già duri foravano il pizzo nero bagnandomi tutta. “Togliti i pantaloni”, mi sussurrò in un orecchio. Mentre mi strapercorreva di corsa dal collo ai seni dai seni al collo farfugliai un NO incomprensibile. Lui non sentiva, era tutto intento a succhiare carne e tessuto. “Andiamo in bagno”, gli dissi d’impeto. Sempre a bocca piena mi sospinse all’indietro con le mani e la testa.
Il sesso ben ritto mi guizzò dentro alle cosce aperte.
Poi, il tempo di aprire l’acqua e eravamo già a posto, pronti per la diretta”… (di Giulia Focardi).

Dagospia.com 3 Agosto 2001



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