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Cristina de Medici
Le mani di BETTY

CAPITOLO I

Dubito che sarei mai riuscito a contenere Eli dentro di me, e quindi non rimpiango di non essere io la persona che ha potuto farla propria. Ma di lei ho vissuto, e li ricorderò sempre continuando a desiderarli, lo charme assoluto, l’erotismo aperto e aggressivo, la bellezza frastornante. L’ho sognata. Come molti e molte l’ho talvolta avuta accanto in momenti di piacere, e come tutti quelli che l’hanno conosciuta le ho offerto la mia mente come rifugio, perché comunque ormai l’aveva invasa.

Ho imparato molto dalla sua sessualità, che non distingue né classifica, ma solo sceglie di prendere ciò che desidera.

Grazie a lei ho avuto la conferma che di naturale esiste forse un meccanismo riproduttivo, ma con il sesso la natura non c’entra per niente: d’un tratto ho capito la ferocia psichica del desiderio e il senso delle variazioni per viverlo e accrescerlo.

Le mani di Eli accarezzavano con un tocco che la trasmetteva per intero e nello stesso tempo il suo istinto predatorio si modulava secondo tecnicismi sapienti che le permettevano di far godere con precisa determinazione o di infliggere dolore senza lasciare alcun segno visibile sulle carni martoriate. Curiosa, esplorava i corpi nella ricerca continua di come imparare a servirsene meglio.

     Prostituta, lesbica, sadica, masochista, vittima, ninfomane e ogni altro ruolo che le si fosse voluto affidare…

     L’altra ha un gemito fortissimo mentre inizia a gocciolarle sul viso, prima è un rivolo minuscolo, poi un flusso più pieno che la investe sulla lingua, in bocca, sul viso, che poi le gocciola sul collo, e sul ventre, mentre lei continua a leccare il sesso umido che lo produce…

Eli ne versa in una delle due coppe di baccarat mentre si sbottona la giacca. Il rumore dei suoi tacchi altissimi risuona sul parquet. Il dottor Ferri è in ginocchio per terra, la mano destra stringe il polso sinistro e la sinistra blocca il destro, tutte due fermate così dietro la schiena, la fronte tocca il pavimento. È vestito solo di strisce di cuoio nero e il viso è coperto da una maschera che lascia appena spazio agli occhi e alla bocca; i piedi sono nudi. Il suo pene, trafitto sul glande da un piercing Prince Albert, agonizza stretto alla base da un anello di cuoio rigidamente serrato. Al piercing è fissata una sottile catena d’acciaio agganciata al collare, in tensione. Anche i testicoli sono chiusi in una morsa circolare di cuoio nero borchiato.


 



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Pizzo Nero-Black Lace - Pubblicazione periodica - Direttore responsabile: Gian Franco Borelli - Registrazione Tribunale di Modena n.1363 del gennaio 1997
 
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