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Aloyma Ravelo
LA SESSUALITA’ FEMMINILE

CAPITOLO I

 

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LA SESSUALITA’ FEMMINILE

erotismo sulla punta delle dita

Concordo con Anna Arroba, antropologa, sul fatto che gli uomini sono diventati, scientificamente parlando, gli esperti del nostro corpo. Sono stati loro a dire, per esempio, che il clitoride era l’organo femminile corrispondente al pene. Hanno cercato, con vari mezzi, di “scoprire” che la nostra anatomia sessuale era la stessa del maschio ma inferiore, degradata. Su questo argomento, voci considerate autorevoli – maschili, naturalmente – hanno elaborato un milione di teorie che hanno costruito socialmente una sessualità femminile disonorata e sminuita.

Sigmund Freud, il noto psicanalista, montò in cattedra sostenendo che noi donne avevamo, nella più profonda incoscienza, una tremenda invidia per il pene. Molta gente, per anni, ci ha creduto. Ci sono affermazioni nella storia che lasciano segni indelebili in molte persone. Questa è una di quelle.

Fino al 1819 le ovaie furono denominate “testicoli”. Come ricorda l’antropologa Arroba, era stato il famoso Galeno a introdurre l’idea che la vagina non fosse altro che un pene rivolto all’interno, e ad affermare enfaticamente che l’unica differenza tra i sessi consisteva nel fatto che i genitali femminili si trovavano dentro il corpo e quelli maschili fuori.

Nel corso del XIX secolo, le cose si evolsero in modo tale nella cultura occidentale che si finì con il definire le donne come esseri completamente diversi dagli uomini, che non provavano piacere sessuale e che, per natura, erano frigide.

Il prodotto di tale cultura è stato “una donna costruita dagli uomini”. Tutte le teorie, i giudizi e le valutazioni sulla sessualità femminile continuavano a essere enunciati dai maschi. In questo modo, si sono viste sfilare tesi che sostenevano, per esempio, che alla donna non interessasse né piacesse il sesso, poiché il suo apparato genitale avrebbe avuto soltanto la funzione di avere figli.

Da qui parte il famoso “istinto materno”, da cui si deduce che se una donna non voleva procreare, come scelta personale, era, semplicemente, anormale o soffriva di un grave disturbo mentale, era un’isterica, e bisognava internarla in un ospedale psichiatrico.

Queste teorie hanno anche determinato il ruolo più importante che ci si aspettava e ancora ci si aspetta dalla donna: essere una buona moglie e madre. Niente e nessuno al di sopra di tale sacro valore. Perdendo perfino l’identità, la Sig.ra Rossi o la Sig.ra Bianchi aspettavano, passivamente abituate (o controvoglia) che lo sposo si infilasse tra le lenzuola; il “come si faceva” e con che frequenza spettavano alla decisione maschile. Allora, le cose erano molto facili per gli uomini.

 

 

 



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