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Roberta della Robbia
La FLESSIBILITA' dei RUOLI

CAPITOLO I

Elena gli abbassò lesta la lampo rimasta a metà, e cominciò a manipolare il suo arnese inturgidito dallo sfregamento dei loro corpi.

Con una mano glielo fece scorrere su e giù e con l’altra gli toccò i testicoli glabri, carezzandoli con estrema cura, prendendoli un po’ in bocca, lambendoli con la lingua infuocata.

    Quando sentì che era giunto alla sua massima durezza, lo accolse nella sua bocca calda, ingoiandolo fin quasi alla base, e prese a succhiarlo con forza e continuità.

Gianni mugolò di piacere e avvolse i capelli lunghi di lei attorno a un palmo, spingendo la sua testa verso di sé, ancora più in profondità nella gola minuta.

    Aveva imboccato la strada più semplice ed egoistica per venire, ma Elena aveva altri piani.

Si staccò con dolcezza dal suo pene luccicante di saliva e fece scivolare a terra l’aderente tuta da casa che indossava.

   Il reggiseno blu cobalto spingeva verso l’interno, in una maniera che sfiorava l’ indecenza, i tondeggianti seni di lei, schiacciandoli ed esaltandone il volume.

   Si potevano quasi intravedere le areole rosate che coronavano i delicati capezzoli, appena più scuri di una gradazione.

   Lo stringato perizoma della stessa tinta s’insinuava con forza fra le natiche invitanti, calcando il segno ormai quasi scomparso del costumino col quale si era abbronzata l’estate scorsa, che aveva procurato più di un turbante eccitamento nei maschi che girovagavano per la spiaggia.

   Gianni la bruciava con gli occhi, e poteva vedere chiaramente, anche nella penombra della stanza, il dilatarsi progressivo delle sue pupille imprigionate nelle biglie cerulee.

   Desiderò provocargli una famelica perdita di controllo, così intesa da fargli dimenticare per un po’ la sua solita natura sottomessa e il tacito accordo di ruoli che calcavano da sempre.

Ignaro delle fantasie di Elena, stava in paziente attesa di un suo cenno, di una sua mossa.

   Era lei il capo. Quella che dominava. Colei che teneva le redini del gioco.

Era sempre stato così, no?

Contrariata dal suo atteggiamento, cercò di nascondere la delusione; salì con agilità a cavallo dell’uomo, scostando il tessuto dell’indumento intimo, consentendo al pene tozzo di sfiorare la sua invitante bocca verticale.

   La percezione della sua umidità lo fece grugnire di piacere e affondò con un’unica spinta dentro i suoi meandri rosati, facilitato dalla presa dei fianchi stretti, che la tenevano ancorata al suo corpo virile.

Elena cominciò a muoversi, staccandosi e scendendo ritmicamente verso il basso, muovendo il bacino in senso circolare per sentirlo contro tutte le pareti della vulva.

    L’uomo sentì il bollente e vischioso umore precedente l’orgasmo di lei, irrorargli il pene; indifferente ad altro prese a fotterla velocemente, con spinte sempre più frequenti e veloci.

   Elena si augurò che non fosse troppo vicino all’eiaculazione perché lei doveva ancora venire.

   “Ti prego, ancora un attimo” implorò, mentre tentava di rallentare il ritmo.

Lui non le rispose nemmeno, chissà dov’era finito!

  Riconobbe il famigliare scatto del suo nervo sotto l’occhio sinistro e allarmata, facendo appello a tutta la sua forza si staccò velocemente da lui, giusto in tempo per evitare che il fiotto candido la invadesse.

    L’abbondanza del getto non le risparmiò comunque gran parte del ventre.

“Ooh” urlò, mentre si strizzava il pene in ritorno dal suo vortice di goduria.

“Piccola, dove sei?” con una mano tastava il divano alla sua ricerca.

   Elena lo stava guardando furiosa, dalla sponda opposta del divano.

“ Sei diventato scemo o cosa?” gli gridò.

“ Per poco non mi mettevi incinta!”

Ripresosi dal torpore, la guardò come un cucciolo bastonato ingiustamente, alla ricerca di una motivazione abbastanza convincente.

   “Io… scusami amore mio. Pensavo fossi nei tuoi giorni non fertili” si giustificò con evidente falsità.

   Sapeva benissimo che era in piena ovulazione; il loro metodo contraccettivo prevedeva l’uso di un monitor che controllava il suo andamento ormonale, giacché non poteva assumere la pillola o l’anello vaginale perché le facevano male.

   In realtà, segretamente, lui desiderava un figlio.

Si sentiva pronto, e si sa che quando a un uomo scatta l’istinto paterno, quasi nulla potrebbe fargli cambiare idea.

   Lei si sentì tradita, ingannata.

“La prossima volta si usa il condom” sentenziò austera.

Lasciò il divano ancora scossa dal pericolo appena sfiorato e dal suo mancato orgasmo. Sorseggio dell’acqua fresca per placare l’animo agitato, sbirciando dalla cucina il suo compagno che si riallacciava tranquillo i pantaloni spiegazzati.

   Avevano un problema era evidente.

Differenti progetti per il futuro, lei non se la sentiva di diventare madre, e comunque non ora.

Non con lui, forse.

 

L’indomani fu Gianni a rincasare tardi. Non trovandola nel soggiorno, la cercò nel bagno e nella cucina sperando vanamente, di trovarla già pronta per l’uscita.

Elena stava spulciando in ogni cassetto e sportello della sua personale cabina armadio,  nella più totale indecisione; stava cercando qualcosa che si addicesse al suo umore: un elegante tubino nero alla Audrey Hepburn con tacchi di vernice lucida scura, o un raffinato e sportivo binomio, camicetta e jeans chiaro attillato che dicevano ‘sono una deliziosa brava ragazza?’

   Gianni la trovò in piena riflessione, e le si avvicinò alle spalle, stampandole un sonoro bacio sulla nuca, ancora umida di doccia.

   “Sei pronta, cara?” le domandò da dietro; con le mani che già s'impossessavano dei  suoi seni semi nudi.

   “Quasi. No, no, non toccarmi. Sto pensando” disse mordendosi nervosamente un unghia.

   “Sarai divina con qualsiasi cosa deciderai d’indossare” sussurrò persuasivo, vicino al suo orecchio sensibile.

   Sentì montare la rabbia.  “Caro, ti scongiuro, datti una mossa e vai ad accendere la macchina intanto. Cerco di sbrigarmi, non voglio assolutamente arrivare in ritardo”.

   “Colpa tua” protestò l’uomo, allargando le braccia.

   “Gironzoli per casa mezza nuda e pretendi che io non veda e che rimanga indifferente. Sono umano, sai”.

   “Non credevo di essere così irresistibile” proferì lei in tono fintamente innocente.

   “Non m’inganni donna” la schernì mentre si allontanava verso in direzione della porta. 

   Rimasta sola di fronte allo specchio provò ad esaminarsi con imparziale scrutinio.  Il suo punto di forza erano senz’altro i folti e lunghi capelli ricci, color del miele che si combinavano con i grandi e maliziosi occhi verdi acqua.

   La pelle era liscia al tatto, molto chiara, quasi lattea e qualche sporadica lentiggine le marchiava l’ovale del viso. Non era molto alta, ma proporzionata nell’insieme, come una bambola in miniatura.

   I seni erano pieni ma non eccessivi, il sedere era sporgente e formoso, forse un po’ troppo, un richiamo sessuale fortissimo per qualsiasi amante del lato B.

   I piedi erano belli come le mani, affusolati, con le dita sottili; quando indossava gli zoccoletti, che lasciavano scoperte le dita, laccate di un rosso acceso, spesso gli uomini li notavano con interesse.

   La bocca era serpentina, dal taglio invitante e un po’ beffardo.

Optò per il classico tubino alla fine, abbinato a un copri spalle bianco di seta, che scendeva in morbide pieghe lungo la schiena dall’ampia scollatura.

   Voleva colpire i suoi ex compagni di studi, per qualche oscura ragione che ancora ignorava; lei che per natura non era mai stata molto vanitosa.

   Forse era un modo come un altro per sentirsi anticonformista con se stessa.

Quando raggiunse Gianni, egli emise un prolungato fischio di approvazione.

   “Wow dolcezza, come mai tanta eleganza per una semplice cena di leva?”

Elena alzò il mento con aria superiore di chi non dovrebbe dare spiegazioni.

   “Stasera mi sento così, eccessiva”.

Lui le accarezzo una coscia appena velata da una collant chiara, infiammato.

   “No. Non c è tempo ora, per quanto mi piacerebbe. Al ritorno” gli disse ammiccante.

   “Tenterò di fare il bravo” promise l’uomo e schiacciò l’acceleratore per partire.

 



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