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Alina RIZZI
TRASGRESSIONI GIOCHI BIZZARRIE

CAPITOLO I

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http://www.mondadoristore.it/ebook/Borelli-Editore/edt141128/

 

Con Leon non durò a lungo. Come avrebbe potuto? Non si sentiva più al centro dei miei pensieri a causa di mio marito, che pretendeva la sua parte di giochi ed emozioni. Il suo fascino perdeva smalto e non poteva sopportarlo: troppo vanesio per accettare di essere soltanto uno dei due, uno dei miei uomini.

Del resto io stessa cominciai ad annoiarmi.

Ero diventata una pedina tra due giocatori incalliti, che per emozionarsi avevano bisogno di alzare la posta continuamente. E io tra di loro come una trottola, come un pupazzetto caricato a molla.

     Mi vestivo, mi pettinavo, mi truccavo per l’occasione e poi uscivamo, con Andra o con Leon, indifferentemente verso la fine, in cerca di avventure notturne, di trasgressioni in locali bui e senza insegna luminosa.

     Credevo sarebbe andato bene, credevo fosse quello che avevo sempre desiderato, ma mi sbagliavo. La passione si era presto dissolta in quel borghese accomodamento dei ruoli: marito e amante in placida convivenza. Una sera dedicata all’uno e una sera dedicata all’altro. Senza drammi e recriminazioni.

Era un progetto assurdo ovviamente, così me ne andai. Non fu difficile. I veri legami si erano dissolti tanto tempo prima.

Tornai in Italia, acquistai un piccolo appartamento in un paese della costa ligure, accettai un lavoro in una libreria e mi liberai del passato. Era ciò che andava fatto, per poter ricominciare, e lo feci.

 

     La passione come un destino:  possibile? Me lo chiesi subito, quella prima volta.

Mi guardava in silenzio, sorridente. Attendeva un mio gesto, qualunque decisione o anche niente. Io lo sapevo. Sapevo che dipendeva da me. Per questo avevo accettato il suo invito, per mettermi alla prova e perché non so rinunciare.

     Guardavo le sue belle labbra, perfettamente conscia del luogo, del tempo, della situazione. Nessun fraintendimento.

Lui era praticamente un estraneo, benché sapessi dove abitava, cosa faceva, chi frequentava.

Non lo conoscevo intimamente, ancora.

Non avrebbe forzato le cose, questo era evidente. Sembrava un uomo cortese e leale. Io non stavo cercando nessuno in quel momento, né storie né avventure. Ciò nonostante non seppi resistere al richiamo di quelle labbra. Mi avvicinai e lo baciai.

     Fu un segnale, non ebbe bisogno di altro. Allungò le braccia e mi attirò a sé immediatamente, facendo aderire i nostri corpi. Premette forte la bocca sulla mia e io l’aprii spinta da un  desiderio puro e semplice, nato in quell’istante. Scoprii il suo sapore: mi piaceva.

     Subito mi infilò le mani nei capelli,  per piegarmi la testa, per godere appieno di quel bacio. L’altra mano scese lungo il mio corpo, dentro il cappotto, sfiorò il profilo dei seni, dei fianchi, delle cosce. Mi appoggiò una mano tra le gambe, respirando più in fretta sopra la mia bocca. Aveva gli occhi chiusi, mi voleva con impazienza.

Lo fermai. Tenni stretta la sua mano tra le mie, impedendogli di superare l’orlo dei collant.

Scostai le labbra dolcemente e lo guardai. Tentò di attrarmi nuovamente a sé ma non volli.

 Lui mi guardò senza capire e io non tentai di negare il piacere che provavo.

-Non qui, non così,- dissi soltanto.

Questo lo quietò. Mi accarezzò i capelli e sorrise. Disse che capiva, che avevo ragione io naturalmente, e di scusarlo.

     Poi tornò a immergere la lingua nella mia bocca e davvero non fu facile resistere alla tentazione di assecondarlo. Quando mi scostai il cuore mi batteva in fretta, avevo la pelle umida sotto il vestito, un gran languore nel petto. Ma mi scostai.

Decisi di tornare a casa.

Non volevo altre follie.



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