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Mari Joy Magnani
La Sua AMANTE

CAPITOLO I

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E dopo essere stata lui penso a come sia essere te. La moglie rispettata. La moglie tradita. Indugio sulle parole e sui pensieri, penso cosa significhi vestire i tuoi panni, guardare coi tuoi occhi, lavare la camicia sporca del sangue di un’altra donna di un marito che hai sempre pensato perfetto, ma che perfetto non è. Così penso a me fra quarant’anni e mi scopro a sperare di essere sola, perché io non lo vorrei un marito che dorme con me e che sogna un’altra donna. Io non lo vorrei un uomo che sta con me per sopportazione, per abitudine, per promessa. Un uomo che si masturba pensando ad un’altra donna, nel mio letto, al mio fianco. Era sperma quello che hai trovato fra le lenzuola qualche mattina fa. Ma l’amore l’aveva fatto con me, non con te. E quando penso a queste cose mi scopro a soffrire per te e un poco non mi sopporto Giulia, perché nessuna donna dovrebbe offendere un’altra donna come io faccio con te. So che non fate molto l’amore. E anche che lui non vorrebbe più dormire con te, ma che ha paura che tu potresti offenderti e così si sveglia guardando un viso che disprezza e senza il quale, però, non saprebbe vivere. Stamattina mi ha chiamato dicendomi che era ancora a letto e che aveva sognato di possedermi da dietro stropicciandomi un po’. “Ti avevo legato le mani e ti prendevo senza rispetto chiamandoti mia troia. Devo aver saltato nel letto. Poi ho fatto una cosa della quale mi vergogno un po’. Posso dirtela?” Sono curiosa. Voglio sapere, anche se so che la sua vergogna, come i suoi sensi di colpa sono troppo violenti per me e anche per te Giulia. Ma lui è fatto così e allora gli chiedo, eccitata dal suo tono della voce, di continuare a raccontarmi: “sono venuto e poi ti ho chiesto di leccarmi, così come ero. Volevo che tu amassi ogni cosa di me. Volevo umiliarti, prenderti, averti. Mi sono svegliato e mi ero venuto addosso, come un ragazzino. Giulia doveva già essere uscita”. Me lo stava dicendo davvero come un ragazzino che cerca approvazione o forse rimproveri. Lo diceva a me, ma era come se volesse chiedere scusa a te Giulia per quel comportamento da quindicenne con gli ormoni al posto dei neuroni. Come la notte di ferragosto quando, dopo la vostra cena sulla spiaggia, lui è rimasto lì e mi ha aspettata fumando una sigaretta seduto sulla sabbia fredda. Tu eri già andata a casa ed è solo allora che ci siamo messi su un lettino in riva al mare e ci siamo amati con le stelle che ci guardavano complici come due quindicenni. La mia schiena appoggiata sul lettino umido in quella notte di luci e di festa. Lui col maglioncino azzurro che si sdraia sopra di me e mi racconta col linguaggio degli amanti tutte le sue voglie. La sua lingua che si fa saetta dentro la mia bocca e le sue mani che diventano mille. Sono presa dalle carezze e dalla dolcezza di una notte rubata alla normalità della sua e della mia vita. Gli slaccio i pantaloni senza nemmeno accorgermene e come accade a volte fra me e lui ci scambiamo i ruoli e io divento più uomo di lui fra le sue braccia poco prima di tornare ad essere solo la sua femmina. Lo sento entrare con cautela dentro di me, lo sento muoversi più piano che può, perché l’armonia del mare non sia interrotta dai gesti umani. Siamo fibre dell’universo, granelli di sabbia, animali. Siamo un solo corpo che ama ansimando. Respiro il suo respiro. Parlo dentro la sua bocca e lui gioca dentro il mio ventre. Una notte ideale per tradirti Giulia. Una notte ideale per amarmi fin che ce ne è.                                  



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Pizzo Nero-Black Lace - Pubblicazione periodica - Direttore responsabile: Gian Franco Borelli - Registrazione Tribunale di Modena n.1363 del gennaio 1997
 
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